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Dietro il testo

Adriano Celentano 1972 I mali del secolo

Significato di Un albero di trenta piani

Raccolte Pop anni Settanta
Momento iconico

Il momento più citato è la chiusa del brano, in cui Celentano ribalta l'immagine iniziale della campagna abbandonata: l'unico albero che la città moderna riesce ancora a far crescere è un grattacielo, in un'equivalenza tra natura perduta e cemento che riassume tutto il senso della canzone.

Descritto con parole nostre: non riproduciamo il testo della canzone.

La storia

Pubblicata anche su 45 giri, tratta dall'album "I mali del secolo" (1972) — il primo disco per cui Celentano scrisse da solo tutte le musiche e tutti i testi, a eccezione della cover di "Ready Teddy" e della versione italiana di "Quel signore del piano di sopra". Il brano denuncia la nascita dei primi grattacieli a Milano, in particolare il cosiddetto "Pirellone", il grattacielo Pirelli alto circa trenta piani: per Celentano è la prova di una città che sostituisce il verde con il cemento, al punto che l'unico "albero" capace di crescere in una metropoli moderna è ormai un edificio di trenta piani.

Il testo, in tempo di valzer e con un arrangiamento scarno, racconta la storia di una giovane coppia che lascia la campagna per trasferirsi in città: un cambiamento vissuto come una condanna, perché i due perdono progressivamente la loro purezza per diventare grigi e cupi come l'ambiente urbano che li circonda, tra il rumore del traffico e le esalazioni delle fabbriche. La canzone si inserisce in un filone di denuncia ecologista precoce che ha attraversato la produzione di Celentano fin dagli anni Sessanta e Settanta, in anni in cui una vera coscienza ambientale non esisteva ancora nel dibattito pubblico italiano, e riprende idealmente la Milano popolare e umana già raccontata in "Il ragazzo della via Gluck".

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Fonti

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Sugli ascolti
  1. 01kworb.net (ascolti Spotify)

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