The Rolling Stones 1966 Aftermath
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Il verso più citato è l'immagine di una porta rossa che il narratore vuole veder ridipinta di nero. Diverse analisi collegano quella porta rossa alle tradizionali porte rosse delle chiese anglicane, con il narratore che vuole oscurarla per farla coincidere col proprio dolore interiore — i versi successivi su un corteo di auto e fiori rafforzano una lettura funebre, generalmente interpretata come lutto per la perdita di una compagna. Lo stesso Mick Jagger ha ridimensionato ogni narrazione specifica, dicendo che il brano "non ha un'ispirazione precisa" e parla semplicemente di una persona depressa che vuole che il mondo intorno rispecchi il suo stato d'animo.
Descritto con parole nostre: non riproduciamo il testo della canzone.La storia
Scritta da Mick Jagger e Keith Richards a partire da alcune melodie improvvisate al sitar da Brian Jones, fu registrata nel marzo 1966 durante le session dell'album "Aftermath" ai RCA Studios di Los Angeles. Fu tra i primi grandi successi rock a includere il sitar indiano in un arrangiamento occidentale.
Il testo esprime il dolore di chi ha perso improvvisamente una persona cara, in un crescendo di immagini cupe e ossessive; nel corso degli anni il brano è stato interpretato anche come una critica implicita alla guerra del Vietnam o come descrizione di un'esperienza allucinogena, senza che i membri della band abbiano mai confermato un'unica lettura. Keith Richards ha descritto l'atmosfera del periodo in cui fu scritta come "cinica, cattiva, scettica, insolente".
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Fonti
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